Trent’anni fa nasceva il mito della Lancia Delta
di Alessandro Riso - Martedì 10 Novembre 2009 alle 13:01
Poche altre auto hanno rappresentato una vera e propria icona italiana degli anni ottanta, come la prima versione della Lancia Delta. Disegnata dalla mano particolarmente ispirata di Giorgetto Giugaro, la Delta fece il suo debutto nell’autunno del 1979, e per le sue numerose qualità vinse il premio di “Auto dell’anno” nel 1980. Apprezzata dalla critica e dal pubblico, il suo target fu essenzialmente la classe media e medio-alta, disposta a spendere qualcosa di più per una vettura ricercata, elegante e ben accessoriata.
Tecnicamente raffinata, la due volumi Lancia poteva vantare sospensioni indipendenti sulle quattro ruote, un telaio sofisticato (denominato Y5) e paraurti in resina deformabili ad assorbimento d’urto. Inoltre, un accordo con Saab (a cui fu consentito produrre in Svezia la Delta col nome di Saab 600) portò in dote una carrozzeria zincata particolarmente efficiente, del tutto al riparo dal rischio ruggine.
I motori, di origine FIAT, almeno inizialmente erano i brillanti quattro cilindri con albero a camme in testa e cilindri in lega leggera di 1.3 e 1.5 litri, rispettivamente da 75 e 85 CV Nel corso degli anni però furono introdotte nuove e più prestanti unità, come il 1.6 litri aspirato o turbocompresso da 105 o 130 CV, piuttosto che il 1.9 turbodiesel da 80 CV.

Discorso a parte merita, invece, la Delta con trazione integrale. Presentata in anteprima come prototipo nel 1982, la prima 4×4 della specie era provvista del 1.600 turbo da 130 CV e non aveva alcuna velleità agonistica. Ben presto però, l’uscita di scena della FIAT 131 Abarth, della Lancia Stratos e della Rally 037, spinsero i vertici torinesi ad approntare una versione corsaiola della Delta.
Nel 1986 nasceva così la HF 4WD stradale, base di partenza della fortunatissima versione che fece incetta di titoli nel mondiale rally. Dotata di una trazione ripartita prevalentemente sull’anteriore (56% davanti e 44 % dietro), la prima HF aveva un giunto viscoso Ferguson e un differenziale posteriore Torsen, oltre che il propulsore di origine Thema. Si trattava, infatti, del 1995 turbo da 165 CV a 5500 g/min e 29 Kgm di coppia massima.

Già dopo due anni però, siamo nel 1988, compare la prima “Integrale“, versione molto più estrema ed efficace della 4WD, che sostituisce nella gamma. Particolarmente caratterizzata da un punto di vista estetico (con paraurti bombati, rigonfiamento sul cofano, cerchi in lega bruniti e frontale ancora più cattivo), questa HF aveva la trazione in prevalenza sull’asse posteriore (47% davanti e 53% dietro) e poteva contare su 185 CV prima e 200 CV poi, ottenuti dalla nuova testata a 16 valvole del motore. Con tale versione iniziò il mito della “Deltona”, che fece proseliti ed estimatori in tutto il mondo, col simbolo dell’elefantino di color rosso sinonimo di sportività e di vittorie nei rally.
Altre versioni e numerose serie speciali particolarmente ricercate dai collezionisti, si sono susseguite nel corso degli anni, fino ad arrivare all’ultima HF Integrale “Evo 2” catalitica del 1993 con 215 CV. Nel frattempo comunque, nuove norme antinquinamento e la maggiore sensibilità del pubblico verso la sicurezza passiva e attiva, portarono al definitivo tramonto della prima versione della Delta, sostituita nel 1993 dall’omonimo (e poco fortunato) modello basato sula pianale della FIAT Tipo.
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Tags: Lancia, lancia delta











