È veramente giunta l’ora delle propulsioni alternative?

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In questi mesi, con l’occasione della crisi economica e della forte contrazione del mercato automobilistico mondiale, in molti credono di intravedere la condizione ottimale per un forte cambiamento.

I costruttori sanno che per sopravvivere devono virare la produzione verso auto più piccole, meno inquinanti, con consumi e costi di gestione ridotti. Assistiamo all’improvviso grande ritorno della propulsione elettrica ed elettrico ibrida. Alla particolarissima edizione di quest’anno del Salone di Ginevra, più della metà dei veicoli esposti proponevano una trazione alternativa di questo tipo. Forti investimenti in tutto il mondo, e accordi firmati in questi giorni, puntano a preparare il globo al grande ritorno dell’elettrico.

Ma c’è chi non ci crede. E forse ha ragione.

Stefan Jacoby, AD di Volkswagen North America, ha recentemente affermato che il mondo dell’automotive non sarà pronto a passare alla propulsione elettrica di massa prima di 35 anni da ora. Non esistono infrastrutture per la produzione delle tecnologie e dell’energia, le batterie non offrono ancora un rapporto potenza erogata/durata competitivo, sono costose, pesanti, difficilmente smaltibili, ma soprattutto allo stato attuale il ciclo completo dalla produzione dell’energia al suo consumo in auto non produrrebbe sensibili benefici in termini di inquinamento, se non il concentramento delle emissioni nelle centrali. La situazione attuale non permetterebbe di produrre sufficiente energia per una diffusione massiccia di automobili elettriche. La densità energetica delle fonti rinnovabili (solare, eolico, biomasse, ecc) rimane sensibilmente inferiore a quella garantitaci da fonti inquinanti.

koenigsegg

Koenigsegg, a Ginevra, ha presentato un sorprendente concept, la Quant, rivestito di una speciale vernice trasparente capace di assorbire energia solare per la ricarica delle batterie FAES (esenti da metalli pesanti o nocivi come il litio), garantendo percorrenze fino a 500 km con una ricarica di soli 20 minuti, pur erogando una potenza massima di 512 CV. Basterebbe una notizia del genere per fare rinascere gli ottimismi. Ma non scordiamoci che i migliori pannelli fotovoltaici oggi esistenti, quelli della Stazione Spaziale orbitante ISS, erogano sì e no la potenza di un’automobile media (150 CV) con un’estensione di 2,500 metri quadrati. Rimane quindi impensabile alimentare una vettura elettrica a energia solare. Molti infatti confondono potenza ed energia: le fonti rinnovabili, in genere, ci garantiscano alti quantitativi di energia, ma a potenze inutilizzabili per l’automazione.

Le soluzioni adottate dai costruttori sono l’elettrico extended range e l’elettrico puro con batterie agli ioni di litio e assistenza alla ricarica della Casa. Il primo prevede una struttura ibrida: un motore termico, che gira a regimi ottimali per garantire la migliore efficienza, ricarica le batterie attraverso un generatore per aumentare l’autonomia. Ma la trazione è affidata sempre e comunque al solo motore elettrico. È la soluzione adottata, ad esempio, dall’Opel per l’Ampera (che ricalca la meccanica della Chevrolet Volt) o da altre recenti e promettenti proposte, alcune delle quali arriveranno sulle nostre strade entro pochi anni. Simile il Q-Drive della Fisker Karma, la quale però può ricaricare le batterie a plugin o circolare con la trazione del motore termico sulle ruote posteriori. Le emissioni e i consumi di carburante fossile non sono azzerate ma ridotte drasticamente, senza dover rinunciare a nulla.

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